Diciamolo subito: non vi parlerò della Valle dei Templi. Per quanto sia un luogo meraviglioso (che fra l’altro ho avuto l’opportunità di visitare con un archeologo, un’esperienza fantastica che vi consiglio senz’altro di prenotare, non appena sarà possibile, con Coopculture), non è l’unica ricchezza di Agrigento.

Oggi voglio portarvi in centro storico, in quella che a lungo fu Girgenti, fra le stradine, i cortili e le piazzette che custodiscono la memoria di una storia millenaria.

L’altarolo della Vera Croce

Preziosissimo, questo piccolo altare da viaggio. Non solo per i decori, gli smalti e il diaspro con cui è ornato. Ma anche, e soprattutto, perché al suo interno, secondo la tradizione, è custodito un frammento della vera Croce, proprio quella che venne rinvenuta da Sant’Elena, che la riconobbe come tale perché, passandola sul corpo di un uomo morto, questi resuscitò.

L’altarolo della Vera Croce

Oggi è custodito nel Museo Diocesano (fra centinaia di altri oggetti sacri, dipinti, reliquari, una raccolta eburnea con pezzi che risalgono fino al Seicento, e molto altro). Questo genere di altari era utilizzato dai crociati quando viaggiavano nelle terre degli infedeli e la Sicilia, che prima della riconquista da parte dei Normanni era dominata dagli Arabi, era indubbiamente un’isola pagana. Risale al XII secolo.

Gli affreschi medievali in Santa Maria dei Greci

Un uomo dall’espressione grave regge fra le mani gli spessi rami di un albero geneaologico che, arrampicandosi su per la parete, mostra gli avi della Vergine. Sopra di lui altre immagini raffigurano la Madonna del Latte (simbolo della Chiesa) e scene della vita di Maria.

Non tutti gli affreschi trecenteschi che ornano la bella chiesa di Santa Maria dei Greci sono leggibili, ma quelli che si vedono sono molto particolari e affascinanti. Così come è affascinante questa chiesa, un tempo cattedrale di Girgenti ma, ancora prima, tempio dedicato ad Athena. La chiesa, difatti, che si presenta oggi nelle forme assunte fra XII e XIII secolo, venne costruita nello stesso sito del tempio, ricoprendone e incorporandone le strutture. Alcune sono state rese visibili dai restauri: sotto una lastra di vetro, ad esempio, si riconoscono parti del basamento.

Il soffitto ligneo della cattedrale

Santi, vescovi, stemmi gentilizi, motivi decorativi, mascheroni, allegorie e, al centro, una grande aquila a due teste, simbolo dell’imperatore Carlo V. Il soffitto ligneo della cattedrale si legge come un libro. Fu realizzato fra Cinque- e Seicento, nell’ambito di uno dei numerosi interventi ai quali fu sottoposta la cattedrale. L’imponente edificio, infatti, fondato poco meno di mille anni per volontà del vescovo Gerlando (che, santificato, è oggi patrono della città), fu rifatto, ampliato e modificato senza sosta, sicché oggi vi sono rappresentati stili di numerose epoche diverse. Nella zona dell’abside, ad esempio, vi sono stucchi e affreschi barocchi. Il soffitto si può ammirare da vicino, salendo su una delle due torri.

Frammenti del soffitto della cattedrale custoditi nel MuDiA
Le Virtù della Chiesa del Purgatorio

Sono otto e sono una più bella dell’altra. Non per niente sono Virtù. Le modellò lo scultore palermitano Giacomo Serpotta, aiutato dal figlio Giuseppe, oggi ornano l’unica navata della secentesca chiesa del Purgatorio, nota anche come San Lorenzo.

Alle loro spalle si estende un manto ininterrotto di decori in stucco, e la chiesa è considerata un raro esempio del cosiddetto “Barocchetto siciliano”, lo stile decorativo diffuso nell’isola dagli allievi del Serpotta. Notevole anche la decorazione della cupola: qui l’agrigentino Michele Narbone realizzò un minuziosissimo affresco a trompe l’oeil. La chiesa non è più aperta al culto ma ospita mostre ed eventi.

Il cous cous delle monache

Si attribuisce alle suore del prestigioso monastero di Santo Spirito l’invenzione del couscous dolce, un prelibato mix di cioccolato, canditi e pistacchio che viene considerato uno dei “classici” fra le specialità conventuali siciliane.

Ancora oggi lo si può acquistare nella piccola dolceria annessa al nuovo monastero, insieme a dolcetti di pasta reale, amaretti, biscotti ricci e tanti altri. Convento e dolceria prospettano sulla stessa piazzetta su cui si staglia il complesso della Bataranni (Badia grande) con la bella chiesa di Santo Spirito (decorata all’interno dal maestro Giacomo Serpotta, nel 1709) e l’ex monastero, oggi trasformato in museo.

Per organizzare una visita guidata ai monumenti del centro storico di Agrigento si può contattare Ecclesia viva al numero 327 754 9152.

Le foto di Santo Spirito e del couscous dolce sono di Luca Scamporlino, le altre immagini sono di Giancarlo Gallo. Riproduzione vietata.